Dopo l'ufficializzazione del nuovo tecnico, è arrivata la conferenza stampa di presentazione, in cui Mourinho si è presentato agli interisti e non. Come al solito l'allenatore si è dimostrato unico: simpatico, ambizioso, ironico, sicuro di sè e il tutto in un perfetto italiano. Il portoghese già fa sognare i tifosi nerazzurri e fa impaurire gli avversari. Una conferenza importante, che ha toccato diversi punti delicati. Josè Mourinho all'Inter, si è aperto davvero un nuovo ciclo in casa nerazzurra.SPECIALE - "Sono in un club speciale, per cui voglio essere chiamato Mourinho e basta. Penso di essere un grande allenatore, ma qui sono un componente in più del club. Aprirò un nuovo ciclo dopo quello modellato da un grande allenatore come Roberto. Io però sono differente, questa ora è la mia sfida. Sono sicuro di lavorare molto bene, i risultati saranno la conseguenza logica. Sono felice di essere in Italia, ho sempre sognato di lavorare in questo paese calcisticamente fantastico, ringrazio Moratti e Branca per avermi portato qui".
CALCIOMERCATO - "Sembra dalla stampa che vada a lavorare con una squadra di 60 giocatori. Invece ne voglio 21, più tre portieri. Questa squadra mi piace, non ho bisogno di cambi drammatici di organico. Abbiamo bisogno di 2, al massimo di 3 giocatori. Per migliorare, per cambiare un po’ la filosofia calcistica. Questi giocatori ora sono i miei giocatori. Da questo momento sono i migliori del mondo. Voglio dire loro che questo gruppo mi piace. Ho tanta voglia di iniziare, è difficile arrivare al 15 luglio. Vorrei portare solo 21 elementi in ritiro a Brunico, magari dando una settimana di riposo a Materazzi. Se voglio comprare giocatori del Chelsea? Se il Chelsea li vende. Molti di loro vorrebbero giocare ancora per me".
PRIMI CONTATTI E ITALIANO- I primi contatti? "Il giorno dopo la seconda sfida dell'Inter col Liverpool. Io, però, non ho iniziato a imparare l'italiano allora ma l'ho studiato per tre-quattro settimane. E' un idioma neolatino, parlo portoghese e spagnolo, non è molto difficile per me impararlo".
CAMPIONATO - "La serie A sta crescendo, tornerà ad essere il campionato più importante, com’era in passato. Milan, Juventus e Roma hanno ottime squadre e vogliono migliorare, arriveranno giocatori importanti. Tra i protagonisti del campionato voglio esserci anch’io".
FAMIGLIA - "Verrà a vivere a Milano. Senza famiglia io non lavoro. E’ l’unica cosa più importante del calcio".
CHAMPIONS - "E’ il sogno di tutti, non solo dei tifosi. 11 squadre proveranno a vincerla la prossima stagione: 3 italiane, 4 inglesi, 1 tedesca, 3 spagnole. E’ la competizione dei dettagli. Fanno la differenza. Negli ultimi 4 anni ho vinto una volta e ho fatto due semifinali, in più ho vinto la coppa Uefa. Credo di avere una buona predisposizione per le coppe, sia nazionali che in Europa. Se è più difficile qui che con il Chelsea, che aveva vinto meno dell’Inter? Per me le sfide sono sempre le stesse: voglio vincere. Proveremo a farlo in tutte le competizioni, persino la Supercoppa".
LEADER - "Voglio parlare con i miei giocatori per capire come giocare. Mi piace la comunicazione, poi decido io".
POCA PAZIENZA - "Essien e Lampard? Ho già detto che non ne parlo, è inutile che continuate a domandare: voi insistete, ma io non sono pirla".
ADRIANO - "Andrò in Brasile il 18 giugno per Brasile-Argentina. Così potrò parlare con i miei giocatori brasiliani e argentini. Crespo, che ha giocato per me, può aiutarmi a far capire ai suoi compagni che con me in panchina chi lavora gioca, e chi non lavora - chi è pigro - non gioca".
MODULO - "Mi piace averne uno principale, ma poi sapermi adattare, creare multifunzionalità".
MENTALITA' VINCENTE - "Il signor presidente mi ha regalato uno splendido libro sulla storia dell’Inter. Ma ora voglio cominciare a scriverne un altro: voglio iniziare un nuovo ciclo. La prima regola sarà dimenticare quello che è stato vinto: è il passato, è storia. Il giorno che mi alzo senza ambizione sarà quello in cui tornerò in Portogallo". Un giorno ancora molto lontano.
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